Il latte è sulla bocca di tutti… ma non solo sotto forma di baffo di schiuma del cappuccino: da alcuni anni infatti si è messa in discussione – paradossalmente – la sua salubrità, soprattutto negli adulti.

Mai come in quest’epoca, cibo e alimentazione sono presenti nel dibattito pubblico, ad ogni livello culturale e sociale. Questo di per sé è un bene: indica una crescita costante dell’interesse generale per ciò che mettiamo nei nostri piatti, sia del punto di vista della salute che da quello del rispetto della biodiversità, delle tradizioni culinarie e dei territori di produzione. La qualità, il rispetto per popolazioni, animali e ambiente sono oggi fattori decisivi che condizionano le scelte di molti cittadini, che non si accontentano più di mangiare passivamente ciò che gli viene messo sotto al naso ma, anzi, si informano, indagano e vogliono giustamente fare scelte più consapevoli.

Questo atteggiamento culturale, di per sé positivo, ha però generato alcune derive allarmiste, che più che allo stile di vita e alimentazione globale degli individui, tendono a concentrarsi di volta in volta su un “nemico” da demonizzare, con il risultato di screditarne spesso proprietà e qualità riconosciute da millenni.

Proprio il latte è un esempio eclatante di questa “moda” nefasta: un conto è essere intolleranti al lattosio – e il medico probabilmente non vi toglierà neppure tutti i latticini, ma ve ne farà assumere pochi e adeguati – o allergici – e allora si che dovrete eliminare il lattosio dalla vostra dieta! – ma per chi non ha queste specifiche e radicali problematiche, gli alimenti a base di latte possono essere validi alleati della salute, ovviamente sempre all’interno di un regime alimentare vario e salutare, come quello tipico della Dieta Mediterranea.

Il latte è uno degli alimenti più completi a nostra disposizione, per questo è molto importante che sia consumato con regolarità da bambini e adolescenti. Ma calcio, fosforo e vitamine dei gruppi B e D (di cui il latte è ricco) sono fondamentali anche per la salute degli adulti, infatti le linee guida LARN (Livelli di Assunzione di Riferimento di Nutrienti ed Energia per la Popolazione Italiana), in accordo con quelle internazionali, consigliano un consumo nella popolazione adulta di 2-3 porzioni al giorno: pari a 250-375 millilitri. A queste vanno aggiunte tre razioni settimanali di formaggio: da 50 o 100 grammi, a seconda che sia stagionato o fresco.

Dovremmo quindi pensare che la Società Italiana di Nutrizione Umana (SINU) e la Comunità Europea si sbaglino o addirittura mentano? Ovviamente no. Semplicemente, come per la carne rossa, lo zucchero o qualsiasi altro alimento, sono gli eccessi e le totali privazioni a non essere salutari. Soprattutto, è importante affidarsi alla consulenza di medici qualificati e non di sedicenti esperti dai titoli discutibili, capaci di diffondere notizie surreali ed allarmanti come quella che il latte, anziché far bene alle ossa, provochi l’osteoporosi.

Questa leggenda metropolitana deriva dall’interpretazione “binaria” e ottusa di una rilevazione empirica, ovvero un’incidenza più alta delle fratture da osteoporosi nei Paesi occidentali che fanno largo uso di latticini – in particolare in Europa del Nord e negli Stati Uniti – rispetto alle popolazioni africane di colore, che sono geneticamente più intolleranti al lattosio e quindi consumano meno latticini.

Tuttavia, come si spiega bene in questo articolo, non solo non venivano presi in considerazione altri fattori fondamentali per la salute delle ossa quali l’esposizione al sole (per la vitamina D) e la tendenza alla sedentarietà, ma si ipotizzava che le proteine di carne e latte potessero acidificare il sangue, innescando una corrosione dei minerali ossei attivata per mantenere stabile il pH del sangue stesso. Ovviamente questa ipotesi non trova riscontri, senza considerare che molti altri alimenti, inclusi molti vegetali e persino la soia – spesso usata proprio in sostituzione del latte! – hanno quantità di questi aminoacidi “incriminati” molto superiori sia al latte che alla carne.

Ma, siccome l’osteoporosi è una malattia delle ossa debilitante e assolutamente da non sottovalutare, abbiamo deciso di interpellare F.I.R.M.O. Fondazione Raffaella Becagli, ente privato non profit che dal 2006 è in prima linea a livello nazionale per la prevenzione e la cura delle malattie dello scheletro, in particolare dell’osteoporosi (anche precoce).

Ecco la nostra intervista alla Presidentessa della Fondazione, Maria Luisa Brandi:

Come nasce la sua Fondazione e quali sono i suoi obiettivi e progetti?
La Fondazione nasce nel 2006 per rispondere ad esigenze relative alla fragilità ossea tipica dell’osteoporosi, con un interesse alla educazione ed informazione della popolazione Italiana ed alla ricerca. Scopi della Fondazione sono oggi anche studiare le malattie rare dell’osso causate da difetti della mineralizzazione.

Quanti sono i malati di osteoporosi in Italia, e quanti nuovi casi vengono diagnosticati ogni anno?
Parliamo di numeri importanti, circa 5 milioni di persone, ma non abbiamo certezze assolute perché non esistono sistemi di monitoraggio. Sappiamo solo che circa 100.000 persone oltre i 65 anni ogni anno si fratturano il femore per fragilità, sono i soli numeri certi.

Quante sono le persone che potenzialmente non sanno di soffrirne?
Almeno il 60% di chi ne soffre non sa di averla.

L’alimentazione, quanto peso ha nella prevenzione dell’osteoporosi?
È importantissima nella prevenzione, che a sua volta accompagna l’uomo tutta la vita.

Può dirci qualcosa della bufala del “latte che corrode le ossa”?
Questa è davvero una bufala! Il latte e i latticini con l’acqua minerale calcica sono gli alimenti che con la più alta concentrazione di calcio. Eliminarli significa avere seri problemi per raggiungere le quantità giornaliere di calcio raccomandate dall’Istituto di Nutrizione Italiano. Il latte e i latticini in piccole quantità, quelle necessarie per raggiungere 1 grammo di introito di calcio al di’, non acidificheranno niente, né altereranno il rilascio di calcio nelle urine.

Quali accortezze deve avere ad esempio un vegano per riuscire a mantenere in salute la sua ossatura?
Conoscere tutti i cibi disponili e a lui appetibili che contengano quantità discrete di calcio. A questo scopo abbiamo recentemente pubblicato un ricettario vengano per l’osso che potete liberamente richiedere alla Fondazione FIRMO anche via email.

Quanto influisce la sedentarietà sulla salute delle ossa?
Moltissimo. L’attività fisica e la nutrizione sono le basi della prevenzione delle malattie dello scheletro da fragilità, con l’osteoporosi a farla da padrona.

Quali sono – dal punto di vista della salute dell’apparato scheletrico – i campanelli d’allarme che devono spingere le persone a rivolgersi al proprio medico?
Purtroppo più che campanelli d’allarme li chiamerei “campanelli ritardatari”… perché la malattia decorre silenziosa per tanti anni e i primi segni – le fratture – sono campanelli che suonano in ritardo. Comunque se la mamma, il babbo, i nonni o altri parenti prossimi si sono fratturati le ossa per queste problematiche, allora devo sapere che anche io sono a rischio. Se ho una bassa massa ossea sono a rischio. Se sono in menopausa, soprattutto precoce, sono a rischio. Se assumo cortisonici o farmaci anti-ormonali, sono a rischio. Se ho l’artrite reumatoide, sono a rischio. Tutti fattori inclusi nella carta di rischio di frattura (FRAX).

Grazie Dottoressa, e buon lavoro da “Mangio Bene & Vivo Bene”!