Mode alimentari

La distruzione di Aleppo desta meno preoccupazione dell’olio di palma

“La distruzione di Aleppo desta meno preoccupazione dell’olio di palma”. Inizia con questo provocante paradosso un recente editoriale di Selvaggia Lucarelli, su Il Fatto Quotidiano, in cui la penna più pungente del web italiano elenca una serie di recenti “mode” alimentari”, vere e proprie manie durate – fortunatamente “quanto un assessorato a Roma”.


Lucarelli propone una vera e propria “hit parade” di manie alimentari in cui troviamo i prodotti “miracolosi” come aloe vera, papaya fermentata o the verde: piante che nel giro di pochi anni sono state venerate come dispensatrici di ogni immaginabile beneficio, declinati in una vastissima gamma di integratori e altri prodotti, per poi tornare nel dimenticatoio, una volta verificato su vasta scala che i più eclatanti benefici che donavano, erano a favore delle tasche di chi produceva gli intrugli “a base di”, e spesso – non ci stanchiamo mai di dirlo – con formulazioni nelle quali l’estratto della pianta era presente in concentrazioni così diluite da non lasciarne traccia.

Ce n’è per tutti i gusti e per tutte le follie, come quella dell’ACE che in un certo periodo ha accompagnato – o sostituito – qualsiasi ordinazione al bar, dal caffè del mattino al superalcolico del dopocena… Un capitolo a parte lo meritano i famigerati “test di intolleranza alimentare“; una delle “mode” più recenti. Perchè un conto è mettersi a dieta, un altro è eliminare quei cibi cui si risulta intolleranti: se poi questi sono – guarda caso – quelli che di solito ci fanno ingrassare, il gioco è fatto, con soddisfazione per il girovita ma soprattutto dei dispensatori di test.

Tante, insomma, le mode salutiste che fanno bene soprattutto – o soltanto – alle tasche di chi le induce. Un esempio eclatante sono gli “estrattori“: la frutta non si frulla più, se ne “estrae” il succo, separandolo dalle fibre – ma non si era detto che facevano bene? – con appositi e costosissimi apparecchi che oggi troneggiano in ogni cucina “à la page” e che, scommettiamo, tra pochi mesi andranno a far polvere in sgabuzzino…
Il “famigerato” olio di palma, guadagna un posto d’onore nella galleria degli orrori della Lucarelli, categoria “fobie”, con tanto di “Shindler’s list” sui siti internet salutisti in cui vengono elencati i prodotti idolatrati in quanto “palm oil free”. Nella lista delle “fobie”, ovvero di alimenti ordinari che improvvisamente entrano nella “black list”, oltre a quanto elencato dalla Lucarelli, ha recentemente fatto capolino paradossalmente anche il latte: ne parleremo presto sul nostro sito.

Noi di MangioBeneVivoBene non pretendiamo di competere per sagacia e simpatia con la simpaticissima Selvaggia Lucarelli, ma ricordiamo di aver già affrontato l’argomento in più tornate, e torniamo a ripeterlo: le “mode” in campo alimentare non fanno male alla salute – forse – ma sicuramente non contribuiscono a garantire un approccio corretto alla materia. Cerchiamo allora di non cadere nelle trappole delle sirene del marketing dell’integratore “toccasana”, della pianta miracolosa, dell’ingrediente “elisir di lunga vita”… e torniamo ai piaceri della buona tavola, con la testa sulle spalle e una dieta mediterranea equilibrata, senza eccessi.

Privilegiamo ogni qual volta possiamo prodotti artigianali, ma anche quando scegliamo sullo scaffale del supermercato un prodotto industriale, facciamolo senza fobie, verificando innanzitutto la qualità degli ingredienti e mangiando sereni, senza strafare.

Come sempre, buon appetito!

Autore dell'articolo: Redazione